
La crisi abitativa ha smesso di essere un fattore esclusivamente sociale per diventare una barriera strutturale nel mercato del lavoro. Gli indicatori attuali mostrano che la disponibilità e il costo dell’alloggio rappresentano il principale filtro nei processi di selezione, persino al di sopra della retribuzione economica. Nelle aree ad alta pressione immobiliare, il salario percepito — indipendentemente dalla sua competitività — viene drasticamente eroso dai costi di affitto.
Secondo l’esperienza di Etalentum, questo squilibrio tra salari e costo della vita limita il bacino di talenti a livelli locali, forzando un’inflazione salariale artificiale per compensare il costo della residenza e aumentando i costi operativi delle aziende. Inoltre, la carenza di alloggi sta determinando un incremento del turnover precoce: i candidati che affrontano lunghi spostamenti subiscono un progressivo logoramento, mentre altri scelgono mercati secondari con minori barriere d’ingresso, indebolendo il tessuto professionale delle grandi città.